Carlo broschi, detto Farinelli, Il Castrato

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Diana92
view post Posted on 24/4/2011, 20:16 by: Diana92
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Carlo Broschi, detto Farinelli , è considerato il più famoso cantante lirico castrato della storia.

Nacque ad Andria in una famiglia agiata della noblesse de robe locale; il padre Salvatore, che ricopriva cariche amministrative feudali, fu un grande appassionato di musica e volle indirizzare entrambi i figli a professioni del settore, facendo studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu dunque il padre a volere per Carlo la castrazione, eseguita intorno ai 10 anni di età, operazione che consentiva ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo potesse modificarla. Si deve notare che, a seconda della modalità dell'operazione chirurgica a cui erano sottoposti, i castrati potevano avere uno sviluppo sessuale parziale, e quindi anche sviluppare una parziale mutazione della voce.

Il giovane fu mandato a Napoli, per studiare canto con Niccolò Porpora che curò l'affinamento del suo naturale talento di soprano. In effetti la sua tessitura vocale potrebbe più correttamente essere definita di mezzosopranista molto esteso.

corso di studio durava in media sei anni. Porpora insisteva molto sulla precisione dell'intonazione, nel solfeggio, sulla capacità di variare il ritmo, di dominare variazioni e abbellimenti improvvisi sui quali si esaltava o frantumava l'abilità del virtuoso. Secondo l'esperienza di Caffarelli l'impegno di studio giornaliero era così suddiviso:

Mattina

Un'ora di passaggi di difficile esecuzione
Un'ora di lettere
Un'ora di esercizi di canto davanti allo specchio per apprendere i vantaggi della parsimonia e i rischi dell'abbondanza nei gesti e nelle espressioni da fare in scena
Pomeriggio

Mezz'ora di teoria musicale
Mezz'ora di contrappunto improvvisato su cantus firmus
Un'ora di lettura dei libretti che gli allievi avrebbero in seguito intonati
Infine esercizi di respirazione. (Petto e polmoni si sviluppavano normalmente nei castrati e gli esercizi respiratori portavano quegli organi a dimensioni eccezionali.

Il suo debutto avvenne a Napoli, nel 1720, nella serenata "Angelica e Medoro" (del Porpora), in una soirée in onore dell'Imperatrice d'Austria. Il libretto era la prima prova teatrale di Pietro Metastasio, che strinse col Broschi un'amicizia che durò tutta la vita ed è testimoniata da un interessante carteggio. Riscosse un ottimo successo e le successive esibizioni gli valsero una crescente rapida notorietà. Cantò, negli anni successivi, a Roma, Vienna, Venezia, Milano, Bologna.

Il pubblico del tempo adorava il virtuosismo, che nei cantanti consisteva soprattutto nell'esecuzione di variazioni arbitrarie ai brani cantati, in cui l'aspetto della difficoltà tecnica estrema arricchiva la pura espressione dei sentimenti della musica. Erano anche frequenti "duelli" tra musicisti. Se a Roma Broschi aveva vinto una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima, a Bologna sorse la competizione con Antonio Maria Bernacchi, allora uno dei più importanti castrati della scena musicale.

Già a Milano nel 1726 era stato notato da Johann Joachim Quantz, che ne aveva magnificato con entusiasmo la purezza di timbro ed estensione di scala, la nitidezza di trillo ed inventiva. La vittoria su Bernacchi, però, incrementò notevolmente la fama di Broschi, la cui attività divenne (per la misura dei tempi) alquanto frenetica.

Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'Accademia Filarmonica di Bologna.

Nel 1734, Carlo Broschi si trasferì a Londra e cantò presso l'Opera della Nobiltà al Lincoln's Inn Fields, che era diretta da Porpora e vedeva Francesco Bernardi, detto il Senesino, come cantante principale. La sua fama era immensa, e i proventi che ottenne durante i tre anni in cui soggiornò in Inghilterra superavano le 5.000 sterline. Questi anni, che segnano l'apice della sua gloria come artista di scena, furono anche degli anni della cocente rivalità tra i due gruppi teatrali residenti a Londra, da una parte quello di Georg Friedrich Händel, sostenuto dal re Giorgio II, e dall'altra parte quello di Porpora, sostenuto dal Principe di Galles e dalla nobiltà.

Nel 1737, senza dubbio stanco dalle incessanti acredini che opponevano i due gruppi teatrali, Farinelli accettò l'invito che aveva appena ricevuto da Isabella Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Durante il viaggio dovette passare per la Francia, e lì cantò per Luigi XV. Il re spagnolo, che soffriva di nevrastenia e melanconia, aveva di fatto abbandonato la vita pubblica, disinteressandosi degli affari di Stato e manifestava segni di incipiente follia. La regina Isabella invitò quindi Farinelli ad esibirsi davanti a suo marito, nella speranza che la sua voce prodigiosa potesse risvegliarlo dalla sua apatia. L'episodio è rimasto celebre, e ha contribuito ad accrescere di più la leggenda che circonda il cantante. La voce di Farinelli fece un tale effetto sul malinconico Filippo V, che quest'ultimo non volle più separarsi dal cantante. Gli fece promettere di restare alla corte di Spagna, corrispondendogli uno stipendio di 2000 ducati, con l'unica richiesta di non cantare più in pubblico.

Divenuto criado familiar dei re di Spagna, il cantante vide la sua importanza crescere con l'ascesa al trono di Ferdinando VI di Spagna, che lo nominò cavaliere di Calatrava, la più alta carica, fino ad allora riservata ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l'antichità delle loro famiglie. Broschi-Farinelli, favorito dal monarca, esercitava sulla corte, e anche sulla politica, una grande influenza. Gli si devono i primi lavori di bonifica delle rive del Tago, e assicurò la direzione dell'opera di Madrid, e degli spettacoli reali. Utilizzò il suo potere alla corte persuadendo Ferdinando a instaurare un teatro d'opera italiano. Collaborò anche con Domenico Scarlatti, suo compatriota napoletano, anch'egli residente in Spagna.

Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla Francia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il Patto di famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all'avvento di Carlo III, il quale, probabilmente a causa dell'eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759.

Il Farinelli si ritirò allora a Bologna, dove terminò la sua esistenza nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle di Wolfgang Amadeus Mozart allora adolescente, e di Giuseppe II d'Austria), Farinelli soffrì fino alla sua morte di solitudine e di malinconia.

Si spense il 16 settembre 1782, qualche mese dopo il suo amico Metastasio, lasciando una collezione d'arte e di strumenti musicali che fu sfortunatamente dispersa dai suoi eredi, tra cui un violino di Antonio Stradivari. Di lui resta qualche bel ritratto dipinto da Jacopo Amigoni e Corrado Giaquinto, e le lettere che aveva inviato ai suoi amici. Malgrado la sua leggenda, resta un personaggio relativamente misterioso, in una maniera che poco gli si addice. Ai suoi amici che lo pregavano di redigere le sue Memorie, aveva risposto: «A che pro? Mi basta che si sappia che non ho avuto pregiudizi su nessuno. Che si aggiunga anche il mio dispiacere di non aver potuto fare tutto il bene che mi sarei augurato

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